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Omnya - Bardi Macchine


Questa è la storia di Omnya - Bardi. La nostra azienda nasce nel lontano 1950. Se vi piace leggere come siamo nati e cresciuti ... il nonno Carmine, stava lavorando al tornio...

Omnya - Bardi
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Omnia Bardi Macchine utensili. La nostra Storia...

La nostra azienda dal 1950 produce solo macchine utensili speciali per la lavorazione di forme di acciaio. Intorno al 1860 la condizione dell'Italia rispetto ai paesi industrializzati dell'Occidente, e in particolare rispetto all'Inghilterra e alla Francia, era quella di un tipico paese «arretrato», nel senso della moderna terminologia economica. Tuttavia, già da molti decenni la sua struttura agraria aveva risentito gli effetti della vicinanza e dello sviluppo industriale dei grandi paesi occidentali. Studi recenti tendono a sottolineare che già nel Settecento la forte richiesta di derrate alimentari e soprattutto di fibre tessili da parte deiItaliano nuovi centri industriali francesi e inglesi aveva stimolato una ripresa dell'agricoltura italiana, che probabilmente dovette proprio a questo impulso proveniente dall'esterno il superamento della stazionarietà in cui era caduta nei secoli della decadenza. Tipico fra tutti il caso dell'esportazione di seta greggia, richiesta in grandi quantità dalle manifatture di Lione e poi dal mercato londinese, e che costitui ben presto la fonte di reddito più rilevante per larghe zone agrarie, in Piemonte Lombardia e Veneto, determinando un vasto incremento della produzione che, attraverso fasi diverse, prosegue fino alla vigilia dell'unità. Dal 1800 al 1840 la produzione passa in Piemonte da 250.000 kg. a 600.000, e, nel Lombardo Veneto, da 1,3 milioni di kg. a 3,5, che nel 1853 erano diventati 4,4, di cui 3 milioni prodacti nella sola Lombardia. Parimenti era venuta crescendo la produzione e l'esportazione dell'agricoltura specializ- > zata: agrumi, vino, olio, vengono smerciati all'estero in quantità · sempre maggiori: e l'incremento della loro produzione dà vita alla · ..formazione di zone agrarie specializzate, la cui produzione è destinata quasi interamente al mercato, e che acquistano altrove le altre derrate agricole, stimolando anche gli scambi interregionali e lo · · uppo del mercato locale.

Incremento delle esportazioni

Legato indirettamente alla rivoluzione industriale in atto nei grandi paesi dell'Occidente europe6, ebbe tuttavia portata e conseguenze assai diverse nelle varie zone. In talune regioni, infatti, esso si inseriva su talune eredità positive che anche l'Italia della decadenza aveva conservato dall'epoca comunale e rinascimentale. Cosi, per es., il gran numero di città che caratterizza l'Italia centro-settentrionale, sl che finoItaliano alla metà del secolo XIX la penisola:, resta il paese d'Europa col maggior numero di città con pop~laziòne superiore ai 50.000 abitanti; e questi centri costituiscono un mercato di consumo di prodotti agrari abbastanza rilevante, anche se stazionario da parecchi secoli. In tal modo, produzione agricol~ per il mercato ed economia monetaria avevano continuato a carattedzzare tutte le regioni italiane, anche se sussistevano settori molto estesi di autoconsumo, specie nel più arretrato Mezzogiorno. Si aggiunga poi la sopravvivenza di rapporti agrari assai evoluti, che traevano origine appunto dai secoli precedenti. Cosi, per es., nelle zone irrigue della pianura padana a sud di Milano, dove si affermerà l'azienda capitalistica a bestiame, il grande affitto in denaro risale almeno al secolo XVII; mentre nella pianura lombardo-piemontese, dove si formerà poi la grande azienda risicola, appare sulle prime il grande affittuario speculatore, con funzione meramente intermediaria tra proprietario e lavoratori della terra, ai quali redistribuisce la terra in piccoli appezzamenti. Solo fra Sette e Ottocento appariranno al posto di costoro nuovi grandi affittuari imprenditori, che estendono alla zona risicola le imprese capitalistiche, con grossi investimenti nella produzione. Investimenti rilevanti nella terra vengono compiuti, nello stesso periodo, anche dai proprietari nelle zone a culture specializzate, specialmente per lo sviluppo di agrumeti, vigneti, e in genere delle coltivazioni arboree, la cui produzione trovava in misura crescente le vie della esportazione. Non è da credere, però, che trasformazioni profonde siano avvenute dovunque nei rapporti agrari in questo periodo, nel senso della tendenza alla universale realizzazione di imprese agrarie «capitalistiche». Il contratto di mezzadria, che ha avuto tanta parte nel superamento dei rapporti di dipendenza di tipo feudale, e che raggiunge, soprattutto in Toscana, forme assai sviluppate, è tuttaviaItaliano in se stesso un contratto che si suole definire precapitalistko; ed esso rimane pur sempre la forma contrattuale di gran lunga prevalente in tutta l'Italia settentrionale.

Le attività industriali

Se dunque certi progressi agrari sono stati realizzati prima del 1860, è invece assai minore lo sviluppo che si registra nell'attività manifatturiera. In gran parte delle città italiane l'industria è ancora allo stadio artigianale; e al suo sviluppo si oppone la scarsezza dei capitali e la ristrettezza del mercato, determinata insieme dal bassissimo potere di acquisto di gran parte della popolazione e dalla diffusione nelle campagne dell'industria domestica a domicilio, che produce per il consumo familiare o per il mercato locale. Si tratta in gran parte di industria tessile: ma la sua importanza difficilmente può essere esagerata, quando si pensi che la spesa per l' abbigliamento esaurisce quasi interamente il residuo potere d'acquisto della popolazione, una volta soddisfatti i bisogni alimentari.
Secondo un calcolo del prodotto lordo privato italiano intorno al 1860, pubblicato nel 1957 dall'Istituto centrale di statistica, 10 Breve storia della grande industria in Italia l'agricoltura partecipa alla sua formazione per il 57 ,8%, l'industria per il 20,3%, e le attività terziarie, cioè commercio, trasporti e servizi in genere, pèr il 21,9%. Ma la modestia del peso rappresentato dall'industria nell'economia nazionale può essere misurata non solo dalla ridotta percentuale del reddito da essa prodotto, ma anche dalle sue caratteristiche interne e strutturali; e ciò apparirà ampiamente confermato da un rapidissimo panorama della distribuzione territoriale dell'attività trasformliltrice dei prodotti. Nelle campagne, una produzione domestica dkettà alla immediata soddisfazione dei bisogni familiari viene esercitata su scala assai diffusa dalle donne e anche dagli uomini, spece nelle pause inveernali dei lavori agricoli.
Verso il 1860, l'industria della seta occupava, nel quadro della dominante industria tessile, una posizione di preminenza. Essa aveva i suoi centri maggiori soprattutto in Lombardia e poi in Piemonte e nel Veneto; ma veniva esercitata su una scala discretamente estesa anche nell'Italia meridionale, e specie in Calabria e in Sicilia. Delle tre fasi principali in cui questa industria si divide dal punto di vista tecnico, la «trattura» del filo di seta del bozzolo veniva esercitata di solito in piccole filande appartenenti agli stessi proprietari dei terreni su cui cresceva il gelso, che vi impiegavano alcune decine di donne; e di queste filande, che tipicamente caratterizzavano il panorama di estese zone lombarde, spede nella collina, uno scrittore contemporaneo, il Ravizza, ci ha lasciato un quadro assai vivace, se pure alquanto idealizzato, specie nella raffigurazione del- 'la mano d'opera femminile, spesso sottoposta a salari bassissimi e a condizioni igieniche pessime